
Casa Editrice: Edizioni Dedalo
Che la filosofia abbia il potere di consolare i condannati a morte lo sappiamo approssimativamente dal 524 d.c.. ma che potesse veramente fare qualcosa per la Medicina italiana era tutto da dimostrare. Almeno fino ad oggi. D’altronde la contiguità di questa Scienza imperfetta con la epistemologia è conseguenza diretta della applicazione delle scienze di base alla pratica clinica ( la c.d. nascita della medicina scientifica). Ed allora per oltre un secolo “ calcolemus” per dirla con le parole di Leibniz. Ma già metà del secolo scorso a proposito del “medico nell’età della tecnica” Jaspers , riprendendo un motto ippocratico , puntualizzava che il medico – filosofo e come dio.
Ed allora, se è vero come dice B. Russell che la filosofia è più interessante quando pone domande che quando propone risposte , noi dobbiamo chiederci che cosa sin intende oggi per salute, come razionalizzare le risorse in medo etico ed equo, come favorire l’empowerment del paziente-esigente riducendo quantomeno la asimmetria informativa rispetto al medico.
Domande in cerca di risposte ma che comunque evidenziano la inadeguatezza della politica e delle amministrazioni a gestire la complessità , nonché e soprattutto la necessità di “ripensare “ in maniera radicale e sistematica la medicina in tutti i suoi aspetti ( scientifici, didattici , sociali , relazionali..). questa è la base da cui parte il libro di IC, ma potremmo dire questo è il nocciolo duro del pensiero dell’Autore colto nel momento della trasformazione dell’approccio al problema complesso da sociologico in filosofico .
Ontologia e filosofia analitica. Attualità e inattualità. Pensiero critico e probabilità. riduzionismo ed olismo Differenza fra senso e significato. Locke, Nietzsche, Frege, Quine… e molto altro concorre a suffragare gli argomenti dell’Autore.
Ma , perdonateci se nell’invitarvi a percorrere i dieci ripensamenti ed il manifesto di IC, ci permettiamo di suscitare alcune suggestioni:
“l’uomo è la misura di tutte le cose”
“non dovremmo mai dimenticare che , se si ottiene la guarigione, il malato ed il medico devono essere concordi nell’attribuire il merito alla natura”